Senza parole

Ho finito le parole. Le uniche rimaste sono quelle che non posso usare.
A volte vorrei utilizzarle, metterle nel mucchio con altre già sfruttate, così, per fare confusione e non far notare troppo la loro presenza.
Poi penso che no, non è il caso.
E cosa resta?

Un’immagine.
Una riflessione fatta col volume del pensiero tanto alto da poterne sentire l’eco.
Il sapore di un sabato mattina solitario.

[Foto scattata a Urbino il 19 febbraio di quest’anno]

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La mia prima neve

Anche quella notte la neve arrivò. Come in questi giorni.
La sua sola vista congelò le lacrime che avevo deciso di non piangere.

Poi per strada.
Mi sono bagnata di neve.
Pure due palle di neve in faccia ho preso, senza possibilità di rispondere.
Era la prima volta che vedevo nevicare.
Uno non pensa che si può fare a palle di neve mentre nevica. Chi non è abituato pensa che prima debba smettere di nevicare.
Piccole inettitudini, insomma, momenti in cui ridiamo di noi stessi. E ridiamo con chi è lì con noi.

La neve ha lavato tutto, tutte le parole che erano state dette.
È rimasto un discorso puro, lindo, chiaro. L’essenza delle cose.
Sciolta la neve, con lei sono andate via anche le lacrime che prima trattenevo a stento, lasciando spazio al mio solito sorriso.
Qualcuna, soltanto, a dire arrivederci.

Finestra sul viaggio

Ecco. Questo viaggio mi ha lasciato in bocca un sapore strano.
Per la prima volta non ho scritto nulla mentre ero via, ho pensato fosse il caso di lasciar sedimentare le emozioni per poterne parlare con un po’ più di distacco dopo.
Strano pensare di poterlo fare, ora che rifletto. Fatto sta che è passata già una settimana dal mio ritorno e ancora non riesco.
Per la prima volta non mi sono sentita a casa grazie al posto in cui ero, anche perché mi sono spostata molto, pur facendo base sempre nella stessa città. Mi sono sentita a casa grazie alle persone e ho preso la città come massima aspirazione, luogo ideale al quale tendere. Di solito dico: “Bello. Prossima volta altro posto, altra esplorazione”. Invece no.
Questa volta: “Bello, ci tornerò senz’altro. E più volte anche”.
Come se avessi solo aperto una finestra, ho solo dato un’occhiata veloce, sbirciato oltre le tende del vicino e quello che ho visto mi è tanto piaciuto da volere che diventi mio, e io sua.
Questo mi spiazza molto. Sono contenta perché ho scoperto un altro lato di me, senza dubbio. Non fermerò mai le mie peregrinazioni per l’Italia, è certo. Però magari mi farà piacere tornare lì. Sono così in imbarazzo che non riesco neanche a concludere il discorso con me stessa. Ma tutto sommato devo ammettere che mi piace.
Mi piace restare qui affacciata alla finestra e guardare quell’altra finestra lì, davanti a me, aspettare il momento giusto per saltare da un davanzale all’altro col rischio di cadere giù.
Ma se ci riuscirò ne sarà valsa davvero la pena. Di questo sono certa.