Psycheviolon

Elisa Gianola. Elisa mi ha colpito subito per la sua bravura e appena abbiamo stretto un po’ i contatti sono subito stata felicissima di affidarle il mio corpo, la mia immagine. Ritrovo in lei tante cose mie e sopratutto una sensibilità smisurata. La ringrazio perché mi aiuta a rendere visibili le mie emozioni. Come queste qui sotto.

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Psycheviolon

Mi avvicino allo specchio grande dandoti la schiena.
Quasi nuda con te per la prima volta. E tu ti avvicini dietro di me, anche tu quasi nudo. Sorrido al tuo bacio sulla spalla sinistra. Raccolgo i capelli in una delle mie amate trecce francesi.
“Vieni. Voglio che tu conosca tutto di me, anche ogni piccolo difetto. Guarda. Cominciamo dal basso.”
Mi guardi incuriosito. Siamo qui, da soli, seminudi e voglio che tu mi guardi i piedi per farti vedere che non mi piacciono le mie dita.
“Però ho il piede greco, si addice molto al mio naso macedone, o forse di più al tuo”.
Poi i fianchi. Non mi piacciono moltissimo. Ti prendo le mani per farteli toccare, perché col tatto senti meglio questo piccolo avallamento in corrispondenza dell’elastico degli slip.
“Ma no, non è il segno degli slip, sono io che sono storta”.
Sorridi e sposti un po’ le mani.
“No, fermo, non ho finito”. Prendo le tue mani e le porto alla pancia.
“Vedi? Non mi piace. Ho i polsi magri, le spalle con le ossa in vista, non parliamo delle clavicole, puoi vedere quasi dove si uniscono allo sterno, e poi ho la pancetta”.
“Ecco, qui ho troppa carne. Ah! Le smagliature di quando sono ingrassata e dimagrita di colpo! Sono qua”.
Pian piano anche gli ultimi veli cadono.
“E vedi? Ho il viso lungo. Non mi piace il mio viso lungo!”
“Hai finito?”
“Forse”.
“Te lo dico io. Hai finito. Questi sono i pregi. Ora vuoi elencarmi i difetti per favore?”.