Distante

Io non te lo dico, io non te lo dico, non so come dirtelo.

E delle cose che vorrei raccontarti dalla bocca non ne esce la metà.

Ma forse è meglio, sarebbe meglio, no, è anche meglio.

Va bene così, tanto io ci sono, ci sono comunque per me.

Tu non lo sai, le parole non bastano, non lo devi sapere
quello che penso, quello che penso, quello che provo.

A me non bastano neppure le mani, neppure gli occhi,
quello che penso, quello che sento, lo tengo per me.

E non è un problema di mancanza.
Non è un problema di distanza.
Non è un problema di comunicazione tra noi,
Non è un problema.

È solo un pensiero che non esiste.
È la mente che non resiste.
È la testa che fa i brutti giochi,
È la testa.

È la testa.
Che va via.

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Raccontami

Se una mattina, al risveglio, dovessi rendermi conto di non conoscerti ti chiederei di raccontarmi le cose più importanti di te. E poi quelle ancora più importanti.
Tu invece raccontami di come passi le tue giornate quando il ritmo è solo tuo e non nostro. Raccontami di cosa fai appena sveglio, di come fai colazione, cosa mangi. Raccontami cosa provi quando sono io a svegliarti con una telefonata, le emozioni, i sorrisi che non posso vedere.
Raccontami di quando vai a fare la spesa, quando compri gli ingredienti per preparare la cena agli amici. Che forse un po’ aspettano anche me. E io sono felice.
Non dirmi cosa hai fatto prima. Qualunque cosa sia va bene perché ti ha portato da me, mi ha portato da te. Non dirmi cosa farai dopo perché spero di esserci anche io, un po’, in questo dopo, anche da lontano.
Raccontami di quando ti manco, se ti manco, e di quando non ti manco tanto sei pieno di cose da fare. E poi raccontami la storia che amavi di più da bambino, così che possa raccontartela io se una notte ti svegli e fuori nevica e senti freddo.
Raccontami le cose piccole, di tutti i giorni, che fanno la tua vita piano piano. Magari troveremo, nel mio e nel tuo separati, anche uno spazio per noi e per il nostro ritmo e non saremo più tanto distanti.

Mani blu

Ho messo lo smalto. Come fanno le bambine. Per immaginare di essere diversa.

Le bambine mettono lo smalto per vanità, per dimostrare a tutti che sono grandi. Io ho messo lo smalto nero come fosse una maschera.

Magari la maschera invece è quella che tengo su, il sorriso di sempre.

Magari le unghie colorate, annerite, sono invece un segnale di quello che sento.

Come la nostalgia. Come le foto che guardo e guardo ancora e cerco sempre nuove. Perché mi portino a casa.

Come la nostalgia, perché manca qualcosa.

Come la nostalgia, perché manca qualcosa.