Occhi

Lo so, lo so che non sono sola. Però ecco. A volte a certi orari spunta qualcosa. Che sia una coincidenza o meno poco importa. Allora la mia città mi sta troppo stretta. O forse troppo larga. Ho bisogno di qualcosa che mi permetta di stare con me stessa per riabituarmi a non soffrire la solitudine. Forse dovrei provare il peyote, mi dicono scherzando. Ma anche no.
A riguardare i miei disegni son tutti a occhi chiusi meno uno. Ma in quegli occhi, i miei occhi, non c’è serenità. C’è un’attesa delusa, la stanchezza di un’attesa e mi rendo conto che è così solo guardandoli ancora, solo perché mi è sembrato di riconoscere questo stato d’animo in altri occhi che invece dovevano sembrare sereni. Qualcuno ci ha scambiato lo sguardo. E io sorrido, sì, ma sorrido di nulla. E a quest’ora tornano gli stessi occhi che avevo due anni fa. Forse ora che li ho disegnati si vede meglio o forse sono io oggi a veder meglio. Forse li ho disegnati ancora più stanchi di com’erano allora perché il peso si è fatto più grave e le speranze più vane. Mi consola l’averli disegnati aperti, almeno. Aperti verso qualcosa che arriverà e magari dopo saranno anche sereni. Intanto mi accontento di averli aperti, anche se ora che sto iniziando a usarli davvero fanno più male.

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