Due mesi di Torino

Due mesi di Torino.

Dal 16 febbraio a oggi sono successe diverse cose: si va avanti con il corso di fotografia, abbiamo fatto delle uscite domenicali con i maestri, c’è stato CioccolaTO.
Sono cominciate le lezioni del secondo semestre. Comincio ad ambientarmi, a scambiare battute con i colleghi, a farmi un quadro della situazione, penso a possibii approfondimenti per possibili tesi, studio, vado spesso in biblioteca. Tra una lezione e l’altra leggo, scrivo questa cosa che non è un racconto, non è un romanzo, praticamente è il risultato amorfo delle mie idee amorfe che piano piano vengono fuori e si mettono in ordine da sole, come vivessero di vita propria. Da giovedì a domenica leggo, studio, vado in giro per musei, esco. Mi manca tanto lavorare, non solo per una questione economica. Non mi piace avere dei momenti della giornata in cui mi trovo a pensare “E ora che faccio?”, preferisco le giornate piene.

Sorpresa delle sorprese questo mese, giusto la scorsa settimana, Davide Enia, attore, regista, scrittore palermitano la cui opera è stata oggetto di studio per la mia tesi di triennale, è stato al Circolo dei lettori di Torino per presentare il suo romanzo “Così in terra”.
Mi ha fatto molto piacere rivederlo, salutarlo, ascoltarlo. Davide Enia ha la forza della narrazione che gli scorre dentro, credo sia quella che lo tiene in vita. Sembra che per lui tutto sia racconto: da quello che narra sul palco a quello che si potrebbe fare in cucina. Due delle sue opere hanno reso il calcio e la boxe poesia anche per me che mai avrei immaginato di trovare qualcosa di interessante in questi sport, nel calcio meno ancora che nel pugilato. Ci vuole tecnica, bisogna essere bravi artigiani, ma ci vuole anche tanta anima e lui ce l’ha. Si vede quando parla con le persone che conosce, si vede nei dettagli che io ho potuto cogliere, si vede quando saluta le bambine per strada a Palermo. Io l’ho visto perché sono andata a portargli la tesi dopo la laurea, lo scorso anno. Sì, credo che l’incontro con Davide Enia sia stato uno dei momenti migliori di questo mese e consiglio a tutti di leggerlo, sopratutto al signor A. G. che so che mi legge ogni tanto (ah, grazie per avermi consigliato Caino di Saramago, mi è piaciuto tantissimo).

Di una cosa mi sto rendendo conto: ho bisogno di avere le giornate sempre piene. Se mi fermo sono perduta. Così mi trovo da fare, o almeno ci provo. Inizia a mancarmi il movimento del mare, cerco di imitarlo muovendomi in città, lo cerco sulla cresta delle montagne e quando il cielo è chiaro riesco anche a trovarlo. Allora c’è pace, come c’è pace quando scatto una foto e il risultato è esattamente quello che avevo progettato in mente, quando la cucina profuma di cibo, quando si discute la lezione in aula, quando apro gli occhi e davanti a me trovo i miei occhi azzurri. Basta ricordarlo per andare avanti.

Oh, leggete Davide Enia che fa bene.

Ciao.

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Una cosa preziosa

Il viaggiatore sa cosa significa l’aggettivo “prezioso”, perché il viaggiatore ha una grande propensione all’abbandono.
Prezioso è ciò che sai che troverai solo in quel posto e che lasci con dolore. Prezioso è ciò che è unico, ed inizia ad esserti necessario.
Prezioso è ciò che dona tranquillità.

Davide Enia, Rembò

Una cosa preziosa.

Ho letto questa frase e ho trovato la risposta a una domanda che mi sono posta.
Perché mi viene così spontaneo chiamare una persona “tesoro”?
Una e una sola in tutta la mia vita.
È un nomignolo che odio. Anzi, odio proprio i nomignoli, odio sostituire il nome di una persona con un soprannome se non di tanto in tanto, per presa in giro.
Questa persona no. Non riesco quasi a chiamarla con il suo nome reale, credo sia pudore, un voler mettere una distanza, un non voler ammettere la confidenza.
Così sostituisco il suo nome con mille altri e quello che più di tutti torna è proprio “tesoro”.

Una cosa preziosa che mi dona tranquillità e di cui sento la mancanza.