Grazie

Tutto quello che ho imparato l’ho rubato agli errori, miei e degli altri.

Un anno fa ero a pezzi, piagata dal dolore di una perdita, perdita di qualcosa che non avevo mai avuto. La piaga si allargava sempre più. Ho scritto molto, ho letto molto, ho molto parlato. Nessuno ha ascoltato. La piaga cresceva, cresceva, crescevano le mie parole, si moltiplicavano i pranzi, sempre i pranzi insieme. Alla fine io c’ero, ero là, aperta, ad aspettare qualcosa. Qualcosa che non è arrivata.

Se non ho amato è stato solo per la mancanza di coraggio di qualcuno che non ha voluto fare un passo in più. C’era sempre quel pezzo di me, mi era rimasto in mano, volevo darglielo. È volato via.

Ho perso quel pezzetto ma ho trovato molto di più. E l’ho preso, lo tengo, senza paura. Perché ho imparato da chi si è negato tanto, pensando di non meritarlo, pensando che ancora non era il caso, né per me né per lui. Be’, che dire? Grazie.

Occhi

Lo so, lo so che non sono sola. Però ecco. A volte a certi orari spunta qualcosa. Che sia una coincidenza o meno poco importa. Allora la mia città mi sta troppo stretta. O forse troppo larga. Ho bisogno di qualcosa che mi permetta di stare con me stessa per riabituarmi a non soffrire la solitudine. Forse dovrei provare il peyote, mi dicono scherzando. Ma anche no.
A riguardare i miei disegni son tutti a occhi chiusi meno uno. Ma in quegli occhi, i miei occhi, non c’è serenità. C’è un’attesa delusa, la stanchezza di un’attesa e mi rendo conto che è così solo guardandoli ancora, solo perché mi è sembrato di riconoscere questo stato d’animo in altri occhi che invece dovevano sembrare sereni. Qualcuno ci ha scambiato lo sguardo. E io sorrido, sì, ma sorrido di nulla. E a quest’ora tornano gli stessi occhi che avevo due anni fa. Forse ora che li ho disegnati si vede meglio o forse sono io oggi a veder meglio. Forse li ho disegnati ancora più stanchi di com’erano allora perché il peso si è fatto più grave e le speranze più vane. Mi consola l’averli disegnati aperti, almeno. Aperti verso qualcosa che arriverà e magari dopo saranno anche sereni. Intanto mi accontento di averli aperti, anche se ora che sto iniziando a usarli davvero fanno più male.