[Occupy Barabba] Occupy Torino

Il rumore della felicità è quello dei miei passi dal mio lettino in soggiorno al tuo nella tua stanza, è quello delle lenzuola che alzi per farmi entrare, è quello della tua gamba destra che mi circonda per dirmi che sono tua, è quello dei nostri corpi vicini che trovano l’incastro perfetto.
Il rumore della felicità è quello della tastiera che cerca il volo che mi porterà da te, è quello della stampante che mi consegna i biglietti aerei.
Il conto in banca diventa sempre più magro, è il conto di una volontaria del servizio civile che tra tre mesi forse non saprà neanche come comprarsi da mangiare ma un modo lo troverà in quella città del Piemonte, così vicina ai miei sogni di studentessa, così vicina ai miei sogni di donna, così vicina a te.
Le mie preoccupazioni maggiori riguardano gli affitti. Il mercato immobiliare è sempre più impietoso e certo non sono solo gli studenti a farne le spese. Per non parlare della disoccupazione.
Una laureata in Lettere moderne che ha lavorato solo in libreria riuscirà a trovare un impiego anche fosse nell’ultimo bar di Torino?
Cerco e intanto sogno e rincorro il sogno.
Sogno di diventare docente universitaria o di entrare in una grossa casa editrice ma anche di fare la commessa in una libreria, non solo come lavoro estivo però.
Sogno una casetta di 60 mq con tende colorate, scaffali di legno, cucina in muratura, futon come letto, tappeti rossi su pavimenti color sabbia chiaro. Il mio cane steso al sole, quando c’è sole, sull’unico balcone che abbiamo aspetta che io torni da lavoro.
E la sera andare a dormire con un libro, pensare che forse sarebbe meglio comprare dei tappi per le orecchie appena la mia montagna, il mio cuore da novanta chili con gli occhi azzurri, inizia a russare. “In fondo è un rumore ormai familiare, mi fa da ninna nanna. Ma domani i tappi li compro, per ogni evenienza”.
Lo so, sembro un’inguaribile ottimista.
In realtà tutto questo mio racconto è basato su due certezze fondamentali.
La prima (scusate la retorica) è che la fabbrica dei sogni è l’unica che nessuno potrà mai chiudere.
La seconda è che anche solo a sognare e progettare tutto ciò io non sono mai stata così felice.

[Pubblicata in occasione dell’iniziativa Occupy Barabba di Barabba edizioni
http://barabba-log.blogspot.com/2011/10/occupy-barabba-occupy-torino.html]

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Cicatrici: Non Altrimenti Specificati

(Posizione)
Sui seni, intorno ai capezzoli come raggi intorno al sole, sui fianchi, in alto sulle cosce.

(Causa)
Per scoprirla mi sono bastati solo tre anni di autoanalisi, menate mentali e due sedute da 50 euro l’una dalla psico. Dovrò farne altre quattro (più o meno).
Me le sono procurate per un’errata concezione dell’amore verso me stessa e verso gli altri: a quanto pare spesso è inutile dare il massimo.
Bisogna essere se stessi, essere fluidi, non farsi venire sensi di colpa se si sbaglia, non avere timore di agire per non ferire gli altri.
Ho sempre creduto di dover essere perfetta dentro e quando inconsciamente ho iniziato a intuire che non potevo riuscirci allora ho cercato, sempre inconsciamente, di diventare perfetta fuori. Questa la mia personale interpretazione.
Fino a poco tempo fa tutto nella mia vita era assolutamente totale, nel bene e nel male.
La gioia nei momenti di piacere era limitata a causa dei sensi di colpa (forse pensavo di non meritarla) e il dolore nei momenti negativi era amplificato dal senso di colpa per l’impotenza davanti alcune situazioni.
Un’autoflagellazione continua, praticamente. Sono rimaste le cicatrici delle ferite autoinferte.

(Fastidi)
Ogni giorno mi guardo allo specchio, nuda, e trovo sempre qualcosa che non va bene. Provo molta vergogna nel mostrare il mio corpo, sopratutto nell’intimità (anche se gli uomini se ne accorgono solo se sono io a farglielo notare o forse non gli danno peso ma io sì, molto) ma anche al mare e dall’estetista.
Devo andare dalla psicologa una volta a settimana per un mese ancora, forse poco più.
Devo andare dalla nutrizionista una volta al mese, non so per quanto tempo.
A volte calcolo anche le kilocalorie di un cucchiaino di zucchero nel caffè (circa 20).
Ho forte nausea nei momenti di nervosismo, stanchezza, sotto pressione.
La psico dice che ho disturbi alimentari NAS, Non Altrimenti Specificati: praticamente alterno atteggiamenti bulimici e anoressici. Come risultato fisicamente sto una favola, sono solo piena di cicatrici (smagliature) dovute ad anni di azione fisarmonica.
Pesi per i quali sono passata (fate finta ci sia un kg dopo ogni numero) in ordine: 57, 63, 70, 67, 55, 61, 55.
Neanche i miei problemi di salute sono “regolari”.
Ho i disturbi disturbati.
Una figata, no?
Però basta, mi sono stancata.
Per questo io amo le mie cicatrici: perché mi ricordano cosa non devo più fare.

[Si trova nell’e-book Cicatrici, Barabba edizioni
http://barabba-log.blogspot.com/2011/07/cicatrici-un-ebook.html]