Próxima estación

Un nuovo post per nuove avventure.
Ecco le prossime tappe (a data da destinarsi e in ordine sparso) del mio viaggio.

  • Toscana – un giro in giro e un saluto a una cara amica.
  • Savona – una cena in darsena con Emanuela e i suoi amici.
  • Milano – perché non ci vivrei (ma mi piace andarci spesso).
  • Provenza – dicono che Port Grimaud sia un bel posto da visitare alla fine della primavera.
  • Padova – non ci sono mai andata e uno spritz val bene il viaggio, sopratutto se in buona compagnia.
  • Verona – dove molto ha avuto inizio.

Continua a leggere

È morto l’anno. Viva l’anno!

Tutti a fare il post di fine anno. Solo io ancora non mi sono decisa. Così ecco un breve post, scritto in corsa, subito prima di andare a casa dei nonni.
Il 2013 per me è iniziato tardi, è iniziato a luglio. Un po’ come il secolo XX, che tutti i libri di storia chiamano “il secolo breve”. Ecco, per me il 2013 è stato “l’anno breve” e tutto l’anno, a quanto pare, non ho fatto altro che gettare le basi, spero solide, per il nuovo anno, il 2014.
Continua a leggere

Una nonna piccola così

Cara nonna,
scusami se non riuscirò a venire quando tutta la famiglia sarà riunita per ricordarti. So che un po’ ti dispiacerà non vedermi seduta vicino a papà in quel momento ma anche da qui ti ricordo e ti voglio bene e tu lo sai. Oggi è il giorno in cui hai raggiunto nonno in cielo e per festeggiare nonno ha fatto nevicare a Torino. Dirà a tutti: “È arrivata Ninna!” Chissà che gran regalo t’avrà fatto. Te ne faceva sempre e tu eri così contenta! Quando papà ha chiamato per dirmi che non potrò più venire a trovarti a casa ho subito capito che i fiocchi di neve altro non erano che coriandoli per la tua festa. Lo sappiamo: a nonno è sempre piaciuto festeggiarti in grande e ogni scusa era buona per farlo.
Quando un paio d’anni fa ti dissi che sarei venuta a vivere qui tu mi raccontasti che anche tu e nonno avete vissuto in Piemonte e che ti piaceva la neve. Oggi è tutto bianco per te, nonna. Continua a leggere

A casa – Un mese di Torino

Un mese di Torino

Prendi una studentessa universitaria innamorata del viaggiare, che viene dal sud, profondo sud, con il mare che si vede da casa, le maniche corte anche a dicembre. Mettila in una città nuova, grande, bella ma praticamente sconosciuta, fredda, con il cielo grigio e la raccolta differenziata che pare funzioni. Dalle una settimana per capire che i mezzi pubblici esistono, sono veri e funzionano anche, per imparare le vie principali della città, trovare casa.
Avrai una bomba di entusiasmo pronta ad esplodere.

Così è stata la mia prima settimana a Torino.
Poi mi sono commossa per la neve. La mia prima neve vera, nevicata seria, lunga praticamente una settimana. Svegliarmi e vedere dalla finestra quel candore accecante è stata un’esperienza del tutto nuova. Con la neve è venuto il raffreddore, il piacere del tè caldo, del caffè d’orzo, delle tisane per riscaldarsi. Ho scoperto che la copertina sulle gambe è una cosa piacevole, non un vezzo da pensionata.
Ho ripreso a cucinare. Per più di un anno sono stata a casa dai miei, periodo durante il quale ho lavoricchiato e tornavo a casa che la pappa era già pronta. Ora cucino io, a turno con il coinquilinaggio, e pare che me la cavi abbastanza bene (chiedete a chi vive con me e mi ha fatto spesso i complimenti).
So muovermi a Torino e anche in provincia, anche grazie alla mia guida che mi ha insegnato un paio di trucchetti, adoro il corso di studi che frequento, mi sono innamorata di questa città e di tanti dei suoi abitanti, praticamente di tutti quelli che ho incontrato sulla mia strada, che con me sono stati affettuosi e disponibilissimi.
Poi oggi, andando verso La Loggia, Torino mi ha fatto commuovere di nuovo. Il cielo era azzurro, limpido, come non succede spessissimo in questo periodo dell’anno, e in lontananza si vedevano le cime delle montagne. Allora ho capito quello che la mia guida aveva provato a spiegarmi portandomi a Courmayeur mesi fa. Ho sentito per le montagne quello che di solito provo per il mio mare.
Avevo voglia di lasciare tutto e andare a sedermi nella neve, per lasciarmi assorbire dal biancore e guardare le vette intorno, che per ora sono bianchissime ma alcune, le meno alte, tra qualche mese sembreranno di nuovo fatte di cioccolato, cosparse di zucchero a velo.

Eccomi qui, dunque, nuovamente zingara in terra straniera, con un piacere immenso per ogni nuova scoperta e quel briciolo di nostalgia per la mia famiglia che comunque rivedrò abbastanza presto. Però non mi sento mai fuori posto, mai estranea, mai sola.
Fino a quando avrò me stessa, un taccuino, la mia macchina fotografica, un sorriso da regalare e uno da ricordare sarò sempre a casa.

La mia amica L.

La mia amica L. parte.
Cambia casa, cambia vita.
Porta con sé i suoi animali, quelli che l’hanno fatta diventare Mrs Bubba.
Io l’ho conosciuta che ancora aveva un solo cane e non era ancora un bubbo (non lo chiamavamo così allora). L’ho conosciuta che ancora non era la mia amica L. e mi chiedo come sia possibile: davvero è esistito un tempo in cui non eravamo amiche, un tempo in cui non ci conoscevamo neanche?
La mia amica L. parte, io piango. Perché non ci vedremo più spesso e già da un anno ci vediamo poco perché io ho cambiato città per prima, anche se sono rimasta vicina. Piango anche di felicità perché lei merita di essere felice e pare ci siano ottimi presupposti perché lo sia davvero. Piango per quanto è forte la speranza che davvero per lei sarà così.
La mia amica L. mi ha cambiato la vita in meglio tante di quelle volte che né io né lei riusciremmo a contarle, neanche con tutto l’impegno del mondo.

La mia amica L. è una delle cinque persone più importanti della mia intera vita.
Quindi, ovunque lei vada, trattatemela bene altrimenti mi incazzo.

Ou, tu! Ti voglio bene da morire.

a-Mare

Mi viene da piangere, e ho pianto, per il Mare.
Ho pensato al suo odore, al gusto che lascia sulla pelle.
Senza morirò.
Taglierò le radici? Ce la farò?
Ma la mia vita non è fatta di mare?
E di mare Mediterraneo, questo mio, non un altro.
Chissà se sarò pronta a salutarlo.
Fa male, malissimo, pensare la mia vita senza il mare.
Mi sento piccola, presa e gettata nel vento.
Sono una zingara ma ho bisogno del mio mare. Dovrò tornare sempre a farmi alzare la gonna dalla brezza marina, ad amare quest’acqua, la più salata che io conosca e proprio per questo la più dolce.
Sarà capace di vivere in continente? In una terra senza mare, io, isolana, figlia della Sicilia?

Il sangue è sangue e chiama.
Come metallo, attirato da questa calamita che è la terra natia, e niente ha a che fare con gli affetti e la famiglia.

La mia casa è uno scoglio, qualunque scoglio si affacci sul mar Mediterraneo.
Il profumo degli agrumeti in fiore, l’odore di sale dei paesi dei pescatori, i colori di una vita scandita dalle onde.
Solo un isolano può capire davvero.
Quando sarò via piangerà il cuore, fino al momento del ritorno.
Questo è forse il mio ultimo anno, sono gli ultimi mesi sull’Isola. Questa è l’ultima stagione estiva che passerò la sera, sulla spiaggia, a girare sulla colonna vertebrale, noi, dervisci danzanti, piedi nella sabbia, braccia sollevate, occhi nel cielo, fino a cadere in mare.
Non c’è poesia d’amore più grande di quella sussurrata all’orecchio dell’amato.
Io stanotte vi parlo perché mi avete dato ossa, carne e sangue e siete per me ossa, carne e sangue.
E io, Madre mia, Terra mia, ti porterò dentro.
E tu, Mare mio, Padre mio, non dimenticare che ti amo.

 

[dal mio taccuino – 11 luglio 2011]

 

 

 

 

Anatomia dell’Irrequietezza

Oggi riprendo, senza ulteriori indugi, a scrivere su questo taccuino.

Se i giorni passati sono solo abbozzati è perché mi sono stancata di una routine senza dubbio serena e rassicurante ma, appunto perché routine, priva di colpi di scena, che poi sono le cose che più amo.

L’avventura prima di tutto.

Per caso ho ripreso in mano Anatomia dell’irrequietezza di Chatwin.

Ho trovato il mio posto dentro un libro. Si sono aperte porte che avevo chiuso da tempo.

Anche la mia grafia è decisamente più interessante.

Ho ricordato chi sono, non chi potrei essere. È cambiata la prospettiva.

Pretendo di imparare qualcosa ogni giorno.

Pretendo di fare scelte nuove che mi conducano sì per la mia strada ma con soste anche considerevoli verso ciò che è assolutamente estraneo da me.

Pretendo di essere assolutamente felice nella mia malinconia e

Pretendo che ogni giorno mi siano accanto solo i compagni di viaggio che vogliono condividere quest’avventura.

Quando questo non si verificherà viaggerò in solitaria e porterò con me solo il mio zaino e il mio taccuino.

Verso la meta ma senza fretta.

Perché la Strada è l’unica cosa che conta.

[dal mio taccuino personale, 10 luglio 2011]