FriendFeed, c’era una volta

Quattro anni fa su un social network chiamato FriendFeed c’era un ragazzo. Non ci siamo mai incontrati, abitavamo lontani (io in Sicilia, lui in Emilia Romagna). Però per un inverno intero e forse di più ci siamo scritti. Niente romanticismi, niente flirt. Però avevamo un rapporto senza dubbio migliore di quello che avevamo con i rispettivi innamorati di allora. Lui è un appassionato di cinema. Aveva anche un tumblr sul quale postava le ultime immagini dei film che vedeva. Noi guardavamo film insieme. Me ne consigliava tantissimi e quando avevamo tempo li guardavamo insieme. Avevamo trovato un programma che permetteva di occupare 3/4 dello schermo con il video e 1/4 con una colonna per chattare. Ci sentivamo tutti i giorni, anche più volte al giorno. Un capodanno, dopo i rispettivi cenoni e brindisi, abbiamo visto insieme Un chien andalou (sì, quello di Luis Buñuel e Salvador Dalí). Ancora oggi per me quello è stato il capodanno più bello della mia vita. Poi, un giorno, si è cancellato da FriendFeed. Non ci siamo più sentiti, neanche su tumblr.

FriendFeed verrà chiuso, destino crudele, proprio il giorno del mio compleanno, tra neanche un mese. Tutti gli utenti stanno scrivendo post di commemorazione e coccodrilli vari, celebrando le amicizie nate o scherzando sui vecchi thread che ci hanno fatto ridere e sorridere in questi anni. A me è venuto in mente lui. Adesso, pensandoci, mi sono ricordata il nome del suo tumblr. L’ho aperto, non ci scrive più (l’ultimo post è del 29 aprile di chissà quale anno). Sul tumblr c’è una lista infinita di film, quelli che lui ha visto. Penso che farò come facevo allora. Ne sceglierò uno da vedere stasera.

Ciao T.

Ciao Friendfeed.

#solongandthanksforallthefish

Annunci

La mia amica L.

La mia amica L. parte.
Cambia casa, cambia vita.
Porta con sé i suoi animali, quelli che l’hanno fatta diventare Mrs Bubba.
Io l’ho conosciuta che ancora aveva un solo cane e non era ancora un bubbo (non lo chiamavamo così allora). L’ho conosciuta che ancora non era la mia amica L. e mi chiedo come sia possibile: davvero è esistito un tempo in cui non eravamo amiche, un tempo in cui non ci conoscevamo neanche?
La mia amica L. parte, io piango. Perché non ci vedremo più spesso e già da un anno ci vediamo poco perché io ho cambiato città per prima, anche se sono rimasta vicina. Piango anche di felicità perché lei merita di essere felice e pare ci siano ottimi presupposti perché lo sia davvero. Piango per quanto è forte la speranza che davvero per lei sarà così.
La mia amica L. mi ha cambiato la vita in meglio tante di quelle volte che né io né lei riusciremmo a contarle, neanche con tutto l’impegno del mondo.

La mia amica L. è una delle cinque persone più importanti della mia intera vita.
Quindi, ovunque lei vada, trattatemela bene altrimenti mi incazzo.

Ou, tu! Ti voglio bene da morire.

Cicatrici: Non Altrimenti Specificati

(Posizione)
Sui seni, intorno ai capezzoli come raggi intorno al sole, sui fianchi, in alto sulle cosce.

(Causa)
Per scoprirla mi sono bastati solo tre anni di autoanalisi, menate mentali e due sedute da 50 euro l’una dalla psico. Dovrò farne altre quattro (più o meno).
Me le sono procurate per un’errata concezione dell’amore verso me stessa e verso gli altri: a quanto pare spesso è inutile dare il massimo.
Bisogna essere se stessi, essere fluidi, non farsi venire sensi di colpa se si sbaglia, non avere timore di agire per non ferire gli altri.
Ho sempre creduto di dover essere perfetta dentro e quando inconsciamente ho iniziato a intuire che non potevo riuscirci allora ho cercato, sempre inconsciamente, di diventare perfetta fuori. Questa la mia personale interpretazione.
Fino a poco tempo fa tutto nella mia vita era assolutamente totale, nel bene e nel male.
La gioia nei momenti di piacere era limitata a causa dei sensi di colpa (forse pensavo di non meritarla) e il dolore nei momenti negativi era amplificato dal senso di colpa per l’impotenza davanti alcune situazioni.
Un’autoflagellazione continua, praticamente. Sono rimaste le cicatrici delle ferite autoinferte.

(Fastidi)
Ogni giorno mi guardo allo specchio, nuda, e trovo sempre qualcosa che non va bene. Provo molta vergogna nel mostrare il mio corpo, sopratutto nell’intimità (anche se gli uomini se ne accorgono solo se sono io a farglielo notare o forse non gli danno peso ma io sì, molto) ma anche al mare e dall’estetista.
Devo andare dalla psicologa una volta a settimana per un mese ancora, forse poco più.
Devo andare dalla nutrizionista una volta al mese, non so per quanto tempo.
A volte calcolo anche le kilocalorie di un cucchiaino di zucchero nel caffè (circa 20).
Ho forte nausea nei momenti di nervosismo, stanchezza, sotto pressione.
La psico dice che ho disturbi alimentari NAS, Non Altrimenti Specificati: praticamente alterno atteggiamenti bulimici e anoressici. Come risultato fisicamente sto una favola, sono solo piena di cicatrici (smagliature) dovute ad anni di azione fisarmonica.
Pesi per i quali sono passata (fate finta ci sia un kg dopo ogni numero) in ordine: 57, 63, 70, 67, 55, 61, 55.
Neanche i miei problemi di salute sono “regolari”.
Ho i disturbi disturbati.
Una figata, no?
Però basta, mi sono stancata.
Per questo io amo le mie cicatrici: perché mi ricordano cosa non devo più fare.

[Si trova nell’e-book Cicatrici, Barabba edizioni
http://barabba-log.blogspot.com/2011/07/cicatrici-un-ebook.html]

C’era una volta e fu una volta sola.

Di tutti gli amori che ho avuto ce n’è uno che è rimasto segreto.
Questo amore è durato anni, mutando di forma, senza mai abbandonarmi.
Questo amore doveva e deve restare segreto perché allora non avevo l’età, non avevo la testa e non avevo la serenità per renderlo palese. Non potevamo. Ci ha messo anni già prima che ce lo dicessimo in qualche modo.
Prima ero io a provare una forte attrazione ma come dicevo prima non era l’età giusta.
Poi siamo arrivati a un equilibrio, eravamo amici.
Il 14 o il 15 novembre del 2008 è scattato, non siamo più riusciti a tenerlo dentro.
Non è durato molto all’atto pratico. Solo qualche minuto. Fu solo quella volta ma quella volta me la ricordo benissimo.
Poi, dopo quella volta, ci fu imbarazzo, sopratutto da parte mia.
Se ci siamo allontanati è stato per colpa mia. Lo so e mi dispiace.
Non sarebbe mai più successo, tutto sarebbe tornato come prima, amici, ne sono sicura ma nonostante questo sono scappata.
Ora mi manca perché in questo preciso istante vorrei andare a casa sua, abbracciarlo, chiedergli scusa, chiedergli come sta, cosa fa, fammi parlare di lui, parlargli di me.
Ehi, chissà se leggi quello che scrivo.
Io però volevo ringraziarti di tutto quello che mi hai insegnato, per tutte le volte in cui abbiamo fatto qualcosa insieme, mi hai invitata a pranzo, abbiamo fatto il caffè, abbiamo cantato e suonato la chitarra a casa vecchia e per tutte le volte che ci sei stato per me.
Ti voglio bene esattamente come te ne ho sempre voluto. Ti stringo molto e spero tu stia bene. Spero tu sia felice.
A presto.

 

Gli occhi gli diventano verdi

Gli occhi gli diventano verdi.
Quando si eccita e scuote forte, piano, medio, forte, delicato, forte.
Come le sue linee forti, piano, medie, morbide, disegnate, forti.
Le sue labbra si fanno grandi e cercano spazio tra le mie, insinua la lingua, soffia la piccola morte.
Cambia sguardo, dolce, cattivo, implorante, imperioso.
E non vorrei ancora cedergli, ma sul nocciola gli occhi gli diventano verdi, verdi.
Trattengo le lacrime, l’esofago squarciato, tutto fino allo stomaco, e poi vuoto in basso, dimentico gli arti. Gli occhi mi bruciano se li specchio nei suoi e se non lo faccio mi bruciano di più. La lingua resta attaccata al palato e sento solo stupore e forse ora capisco.
Gli occhi gli diventano verdi e lui è più bello, più forte, più delicato, più mio, più forte.
Sento il suo odore, la sua pelle e tutto è più verde, più forte, malato, tossico, più forte.
Lenzuola, mani, ombre, respiri, affanni, paure.
Necessario, disarmante, folle, distrutto, eccitante, eccitato.
Dimenticato.

Pescata dalla memoria, scritta con questo sottofondo: Idioteque

La paura fa 180

Eccomi qua. Dopo tanto tempo, a casa dai miei genitori. In un anno la mia vita è stata stravolta più e più volte. Ho avuto tante delusioni e tanti momenti emozionanti, non saprei fare un bilancio esatto.
Posso dire con certezza che questo è stato un anno molto pesante. Se faccio queste considerazioni non è perché si avvicina il 31 dicembre, no, ma perché ieri ho finalmente definito con il professore l’argomento della tesi. Quest’anno ho traslocato tre volte, ho adottato una cucciola, ho cominciato un rapporto meraviglioso, sono andata a vivere da sola con la cagnetta, ho iniziato a lavorare, non sono stata pagata, ho cambiato lavoro e lì ho conosciuto persone meravigliose, i miei colleghi, ho finito di lavorare tre settimane fa e già i ragazzi mi mancano. Ho studiato di notte e lavorato di giorno, ho dato materie, ho pensato a cosa fare “da grande”, ho cercato di dimostrare a tutti ma soprattutto a me di che pasta sono fatta. Ho avuto accanto pochi ma ottimi amici e per questo li ringrazio.
Ora sono a un punto di svolta. La tesi è arrivata. Me l’ero proposta come traguardo in primavera e finalmente, dopo sventure e peripezie, ci sono arrivata. Sarà per questo che sono così emozionata, così eccitata se penso a biblioteche, ricevimenti con il professore, edizioni varie di poesie medievali, trovatori, Siciliani, Francesi…
Accanto all’emozione però si è fatta strada la paura. Ho paura di non riuscire bene come vorrei, di non arrivare a fare ciò che vorrei, di non trovare un lavoro per l’estate prossima. Ho paura di non poter tornare a vivere a Catania, di non trovare una casa in cui poter vivere con la mia cagnolina, di non riuscire a fare un’ottima tesi, di non far diventare reali i miei sogni, neanche i più piccoli.
Mi dico che ora non devo pensarci, non posso far niente al momento se non studiare, finire gli esami e concentrarmi su me stessa per non cadere, ma non serve a niente.
Per la prima volta in vita mia ho seriamente paura e questa paura ha anche un nome, anzi due: Futuro e Fallimento. Ecco spiegato il numero di crediti per finire la triennale: per i laureandi la paura è doppia e non fa 90. Per noi la paura fa 180.

Ch’io possa essere per Voi

Ch’io possa essere per Voi
Il frutto più dolce del vostro Desiderio.
Ch’io possa essere per Voi
Come una goccia di rugiada
Stillata dall’ultimo giglio
che offre Primavera.

Ch’io possa essere per Voi
vento freddo e pungente del Nord
Che accarezzandoVi il volto Vi faccia tremare.
Ch’io possa essere Tormento e Delizia,
Passione e Affanno,
Piacere e Turbamento.

Che io possa essere per Voi
Uno spirito dispettoso che si insinua
Nei vostri sogni e non Vi fa dormire.
Che io possa essere per Voi
Quale l’atto di una donna sensuale
Che con un tocco Vi mozzi il respiro.

Quando sentirete ciò
Non saprete più dire se sia sortilegio
O realtà.

Allora capirete la sostanza di cui sono fatta
E quella di cui son fatte le mie parole.