Mi fa male l’eclissi

Dove sei?
Come stai?
Sai che ti penso?
Ma sopratutto come stai?
E chiamami, anche di notte, se ti va.

Mi fa male l’eclissi.

Sono uscita da scuola di musica e ho visto la luna.
Mi veniva da piangere.
Arrivata a casa l’ho rimossa un attimo.
Poi ho aperto google e ci ho ripensato.
Ho preso la macchina fotografica e sono andata in balcone a fotografarla.
Purtroppo stava già finendo. Però ci sono riuscita. Un pezzetto ora è mio.
Solo che ad averla dimenticata mi è dispiaciuto ancora di più.
Non lo so.

Mi fa male l’eclissi ma non so che vuol dire.

Come se quella falce di luna avesse tagliato via qualcosa.
Ma cosa?
Mi fa male come se fosse una parte di me. Mi fa male e mi dà ansia.

Finirà anche questa notte.

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Ch’io possa essere per Voi

Ch’io possa essere per Voi
Il frutto più dolce del vostro Desiderio.
Ch’io possa essere per Voi
Come una goccia di rugiada
Stillata dall’ultimo giglio
che offre Primavera.

Ch’io possa essere per Voi
vento freddo e pungente del Nord
Che accarezzandoVi il volto Vi faccia tremare.
Ch’io possa essere Tormento e Delizia,
Passione e Affanno,
Piacere e Turbamento.

Che io possa essere per Voi
Uno spirito dispettoso che si insinua
Nei vostri sogni e non Vi fa dormire.
Che io possa essere per Voi
Quale l’atto di una donna sensuale
Che con un tocco Vi mozzi il respiro.

Quando sentirete ciò
Non saprete più dire se sia sortilegio
O realtà.

Allora capirete la sostanza di cui sono fatta
E quella di cui son fatte le mie parole.

Autunno sa di gelsomino appassito

E spargerò sul mio letto
petali di gelsomino appassito.
Li guarderò, a riempirmene gli occhi,
fino a quando anche loro non avranno
assunto il tuo sembiante.

Poi una mano, confusa, rabbiosa,
cancellerà quel folle disegno.
Non resterà che un solo ricordo
Totalmente annebbiato, confuso,
dolciastro di me.

Tesserò come fossero fili di seta
i pensieri, le mie fantasie
e ottenutone un velo pregiato
lo squarterò in mille pezzi,
in centomila stracci.

Ma infondo è pura pazzia…
Non credere a una parola in più
Neanche il Vento potrebbe portare via con sè
la più piccola parte di te.

La pelle diafana, candida quanto…

Volando ad alta quota nella tua stanza, cercavi di alleviare i sensi di colpa tra le bambole che ogni anno avevi ricevuto in dono e che puntualmente avevi giustiziato impiccandole al tetto.

Ma ne nascono di candele sotto l’albero nel periodo di Natale.
In estate invece ne muoiono di tarantole e masticarne le zampe non può che farti male.
Una parola può essere più forte di un colpo di scudiscio sulla schiena ma quale dei due è più piacevole infliggere?

Immobilizzata sul frinire del grillo con un coltello da macellaio in mano.
La carnagione diafana, candida quanto la camicia da notte.
Un fascio di luce illumina il volto terrorizzato, gli occhi azzurri sbarrati, i capelli neri buttati sul viso e rigirati intorno al collo.
Sul tetto ora tante corde spezzate.
A terra in un angolo corpi senza vita di cui non si comprende l’inizio né la fine.
Dall’altro lato teste di bambola perfettamente in fila.
Senza più un capello. Con un ghigno demoniaco sulle labbra.
Al centro della stanza, sul pavimento, una giovane con una camicia da notte strappata dal seno sinistro al fianco destro.
Uniche note di colore un nastro rosso scuro che sgorga dal collo bianchissimo e la nera impugnatura del coltello.