Eugenio

Dal diario di Zales

Sabato 7 aprile 2012

Forse non ho ancora scritto di un componente fondamentale per la descrizione dei fatti futuri.
Eugenio è un simpatico nuovo arrivato.
È il classico elemento che nel gruppo sta zitto, ed esprime le sue opinioni sugli argomenti comuni come il tempo atmosferico, il tempo che passa, o la crisi finanziaria agitando le braccia molto lentamente, scuotendo i piedi e chiedendo un altro bicchiere d’acqua.
Quando c’è il sole Eugenio è felice, quando piove sorride. quando diluvia nuota, quando grandina sta al riparo, sembra proprio il classico personaggio che non ha niente da dire e che vive la propria vita come può, senza chiedere nulla.
Eugenio è sempre profumato. Ci tiene molto alla pulizia e spesso d’estate fa anche due docce al giorno. Gli piace stare all’aria aperta, ma non ama molto stare in mezzo alla gente. Gli piace stare sul balcone a vedere la gente che passa per strada, sbirciando tra il vetro del balcone e la grata, senza farsi notare. Ama anche studiare il comportamento dei piccioni, ed a volte resta immobile per così tanto tempo che i piccioni si avvicinano e lo becchettano. Lui li lascia fare, tanto non gradiscono e se ne vanno.
Ora, se fosse un becero antipatico che fissa la gente dal balcone si metterebbe a commentare ogni passante, i grassi, i magri, i vecchi, i giovani, le suore, gli immigrati. Invece Eugenio non giudica nessuno, osserva, si gode il sole e la pioggia. Osserva.
Eugenio è il nostro primo arrivato, è stato trovato da mia madre, che si è subito premurata di nutrirlo e coccolarlo, poi me l’ha consegnato con direttive precise. Io l’ho portato in motorino da Chiara, e quando ha visto quanto è carino se ne è innamorata e mi ha subito chiesto: «Come lo chiamiamo?». La mia risposta è stata immediata e ovvia. Ora Eugenio è sul nostro balcone, che prende sole, aria e pioggia un po’ come decidono loro. Sorride e cresce.
Eugenio è una bellissima piantina di Ocimum basilicum (ho dovuto guardare su wikipedia, ma non mi sono fidato e ho guardato sul librone delle erbe di mia madre). Basilico. Profumato, educato e travasato.
Ha bisogno di acqua ogni due o tre giorni per ora, ed è esposto a sud tutto il giorno.
Prima o poi ve lo presento…

[Occupy Barabba] Occupy Torino

Il rumore della felicità è quello dei miei passi dal mio lettino in soggiorno al tuo nella tua stanza, è quello delle lenzuola che alzi per farmi entrare, è quello della tua gamba destra che mi circonda per dirmi che sono tua, è quello dei nostri corpi vicini che trovano l’incastro perfetto.
Il rumore della felicità è quello della tastiera che cerca il volo che mi porterà da te, è quello della stampante che mi consegna i biglietti aerei.
Il conto in banca diventa sempre più magro, è il conto di una volontaria del servizio civile che tra tre mesi forse non saprà neanche come comprarsi da mangiare ma un modo lo troverà in quella città del Piemonte, così vicina ai miei sogni di studentessa, così vicina ai miei sogni di donna, così vicina a te.
Le mie preoccupazioni maggiori riguardano gli affitti. Il mercato immobiliare è sempre più impietoso e certo non sono solo gli studenti a farne le spese. Per non parlare della disoccupazione.
Una laureata in Lettere moderne che ha lavorato solo in libreria riuscirà a trovare un impiego anche fosse nell’ultimo bar di Torino?
Cerco e intanto sogno e rincorro il sogno.
Sogno di diventare docente universitaria o di entrare in una grossa casa editrice ma anche di fare la commessa in una libreria, non solo come lavoro estivo però.
Sogno una casetta di 60 mq con tende colorate, scaffali di legno, cucina in muratura, futon come letto, tappeti rossi su pavimenti color sabbia chiaro. Il mio cane steso al sole, quando c’è sole, sull’unico balcone che abbiamo aspetta che io torni da lavoro.
E la sera andare a dormire con un libro, pensare che forse sarebbe meglio comprare dei tappi per le orecchie appena la mia montagna, il mio cuore da novanta chili con gli occhi azzurri, inizia a russare. “In fondo è un rumore ormai familiare, mi fa da ninna nanna. Ma domani i tappi li compro, per ogni evenienza”.
Lo so, sembro un’inguaribile ottimista.
In realtà tutto questo mio racconto è basato su due certezze fondamentali.
La prima (scusate la retorica) è che la fabbrica dei sogni è l’unica che nessuno potrà mai chiudere.
La seconda è che anche solo a sognare e progettare tutto ciò io non sono mai stata così felice.

[Pubblicata in occasione dell’iniziativa Occupy Barabba di Barabba edizioni
http://barabba-log.blogspot.com/2011/10/occupy-barabba-occupy-torino.html]

I Baci a occhi aperti

E poi baciarsi in bocca ma con gli occhi aperti.
Per capire se esistiamo davvero o siamo frutto della nostra immaginazione.
E mentre ci baciamo ridere con gli occhi perché capiamo di essere reali.
Ridere molto, baciarsi molto.
Buona notte.
Alice

Cose rosse per te…

Mi chiede di cercare cose rosse.
Però quelle che nessuno nota, altrimenti sarebbe troppo facile (e noioso).
Così esco.
Prima cosa rossa: questo volantino. Stampato su carta rossa perché fosse ben visibile ma era nascosto tra la pubblicità di tutto il condominio. Figlio unico di madre vedova.
La maglietta rossa di un signore che fa jogging… Varie macchine…
Le fasce rosse delle strisce catarifrangenti sulla colonna del cancello, là dove si inserisce la chiave per aprirlo.
Un allarme antifurto con la scatola rossa invece che bianca.
Fiori da un cespuglio di una villa con muri molto alti, sporgono verso la strada ma così in alto che se non li guardi è impossibile vederli.
La recicnsione del campo scuola.
Sono cose che si vedono anche abbastanza facilmente, ok, ma quanti hanno veramente notato che sono rosse?
La croce rossa su un furgoncino verde militare dell’esercito, sfondo bianco.
Dice che devo cercare la testa dello spillo, la fragola spiaccicata a terra.
Il deodorante per auto dell’auto parcheggiata accanto alla mia.
Tutto d’improvviso diventa rosso.
Una signora ha una maglietta rossa, dello stesso rosso delle scarpe, del passeggino e della salopette del figlio.
Intanto mi rendo conto di come una chioccia tra i due pulcini protegga sempre quello più piccolo.
Gli spigoli degli espositori delle scarpe, degli specchi.
Dei cartellini con su disegnato una pompa e un estintore, in caso di incendio. Così in alto da essere inutili.
I ganci cui sono appese le infradito.
La suola di un paio di scarpe tacco 12, argentate, oltremodo pacchiane a causa di un’ostentata, quanto fallita, ricerca di raffinatezza.
La luce rossa accesa accesa tra i passamano di due nastri scorrevoli, sostituti delle scale mobili.
Il bottone rosso dei jeans di una commessa, di quelli che stanno agli angoli delle tasche.
L’occhiello di un’etichetta di una maglietta.
Intanto nel negozio noto quadri (fotografie) in bianco e nero. Ritraggono parti del corpo di una donna che potrebbe benissimo essere me.
Ginocchia, cosce e glutei, seni stretti in una maglia dalla scollatura profonda. Belli da restare estasiati.
Accanto all’insegna di un ristorante c’è ancora un segnale con una cornetta di un telefono pubblico, rossa su sfondo grigio.
Tornando a casa noto una nuova fotocellula, con la classica lucetta rossa da fotocellula, mai vista prima.
Camminando verso il portone vedo a terra una cosa di un materiale non meglio identificato, amorfa, grigia. Forse era cotone o comunque qualcosa di simile alla stoffa. Su questo ammasso indefinito spiccava una pallina di carta lucida (come quella dei cioccolatini) rossa. Chissà cos’era.
Ora vorrei capire, ma anche no, il perché di questo compito.
Era veramente per non farmi annoiare? Era una scusa per pensarlo di più? O forse mi conosce già tanto da sapere quanto io ami stupirmi dei piccoli particolari che nessuno nota?
Ad ogni modo gli sono grata.
Ah! Avete mai notato quanto rosso c’è in un centro commerciale? Se ci fate attenzione fa quasi paura.

Con una rosa – Greetings from Verona

Oggi mi ha insegnato…

Mi ha insegnato come si conserva una penna nel quaderno,

come 4 ore possano valere 25 giorni,

come attenderlo 10 minuti su un ponte e poi vederlo spuntare con una rosa possa far stare bene,

come attenderlo 20 minuti al binario 4 possa far stare in ansia,

come sia bello sentirsi dire “Buone vacanze, signori” (anche se la vacanza è durata 8 ore scarse).

E poi mi ha ricordato quanto io ami improvvisare.

Greetings from Verona.

Sogno di un mattino…

Sfoglio il fumetto di Corto Maltese che mi è stato donato e trovo bigliettini sparsi tra le pagine. E proprio in corrispondenza della mia storia preferita (Sogno di un mattino di mezzo inverno) trovo questo:
“Amo pensare che nei regali ci possa essere un pizzico dell’anima di chi dona…
Questa piccola, differente e sognante avventura di Corto, te la regalo.
Con tutto l’affetto che posso”.

E io, senza parole, tremo un istante.
Poi solo tanto calore.