A casa – Un mese di Torino

Un mese di Torino

Prendi una studentessa universitaria innamorata del viaggiare, che viene dal sud, profondo sud, con il mare che si vede da casa, le maniche corte anche a dicembre. Mettila in una città nuova, grande, bella ma praticamente sconosciuta, fredda, con il cielo grigio e la raccolta differenziata che pare funzioni. Dalle una settimana per capire che i mezzi pubblici esistono, sono veri e funzionano anche, per imparare le vie principali della città, trovare casa.
Avrai una bomba di entusiasmo pronta ad esplodere.

Così è stata la mia prima settimana a Torino.
Poi mi sono commossa per la neve. La mia prima neve vera, nevicata seria, lunga praticamente una settimana. Svegliarmi e vedere dalla finestra quel candore accecante è stata un’esperienza del tutto nuova. Con la neve è venuto il raffreddore, il piacere del tè caldo, del caffè d’orzo, delle tisane per riscaldarsi. Ho scoperto che la copertina sulle gambe è una cosa piacevole, non un vezzo da pensionata.
Ho ripreso a cucinare. Per più di un anno sono stata a casa dai miei, periodo durante il quale ho lavoricchiato e tornavo a casa che la pappa era già pronta. Ora cucino io, a turno con il coinquilinaggio, e pare che me la cavi abbastanza bene (chiedete a chi vive con me e mi ha fatto spesso i complimenti).
So muovermi a Torino e anche in provincia, anche grazie alla mia guida che mi ha insegnato un paio di trucchetti, adoro il corso di studi che frequento, mi sono innamorata di questa città e di tanti dei suoi abitanti, praticamente di tutti quelli che ho incontrato sulla mia strada, che con me sono stati affettuosi e disponibilissimi.
Poi oggi, andando verso La Loggia, Torino mi ha fatto commuovere di nuovo. Il cielo era azzurro, limpido, come non succede spessissimo in questo periodo dell’anno, e in lontananza si vedevano le cime delle montagne. Allora ho capito quello che la mia guida aveva provato a spiegarmi portandomi a Courmayeur mesi fa. Ho sentito per le montagne quello che di solito provo per il mio mare.
Avevo voglia di lasciare tutto e andare a sedermi nella neve, per lasciarmi assorbire dal biancore e guardare le vette intorno, che per ora sono bianchissime ma alcune, le meno alte, tra qualche mese sembreranno di nuovo fatte di cioccolato, cosparse di zucchero a velo.

Eccomi qui, dunque, nuovamente zingara in terra straniera, con un piacere immenso per ogni nuova scoperta e quel briciolo di nostalgia per la mia famiglia che comunque rivedrò abbastanza presto. Però non mi sento mai fuori posto, mai estranea, mai sola.
Fino a quando avrò me stessa, un taccuino, la mia macchina fotografica, un sorriso da regalare e uno da ricordare sarò sempre a casa.

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