Anatomia dell’Irrequietezza

Oggi riprendo, senza ulteriori indugi, a scrivere su questo taccuino.

Se i giorni passati sono solo abbozzati è perché mi sono stancata di una routine senza dubbio serena e rassicurante ma, appunto perché routine, priva di colpi di scena, che poi sono le cose che più amo.

L’avventura prima di tutto.

Per caso ho ripreso in mano Anatomia dell’irrequietezza di Chatwin.

Ho trovato il mio posto dentro un libro. Si sono aperte porte che avevo chiuso da tempo.

Anche la mia grafia è decisamente più interessante.

Ho ricordato chi sono, non chi potrei essere. È cambiata la prospettiva.

Pretendo di imparare qualcosa ogni giorno.

Pretendo di fare scelte nuove che mi conducano sì per la mia strada ma con soste anche considerevoli verso ciò che è assolutamente estraneo da me.

Pretendo di essere assolutamente felice nella mia malinconia e

Pretendo che ogni giorno mi siano accanto solo i compagni di viaggio che vogliono condividere quest’avventura.

Quando questo non si verificherà viaggerò in solitaria e porterò con me solo il mio zaino e il mio taccuino.

Verso la meta ma senza fretta.

Perché la Strada è l’unica cosa che conta.

[dal mio taccuino personale, 10 luglio 2011]

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