Cose rosse per te…

Mi chiede di cercare cose rosse.
Però quelle che nessuno nota, altrimenti sarebbe troppo facile (e noioso).
Così esco.
Prima cosa rossa: questo volantino. Stampato su carta rossa perché fosse ben visibile ma era nascosto tra la pubblicità di tutto il condominio. Figlio unico di madre vedova.
La maglietta rossa di un signore che fa jogging… Varie macchine…
Le fasce rosse delle strisce catarifrangenti sulla colonna del cancello, là dove si inserisce la chiave per aprirlo.
Un allarme antifurto con la scatola rossa invece che bianca.
Fiori da un cespuglio di una villa con muri molto alti, sporgono verso la strada ma così in alto che se non li guardi è impossibile vederli.
La recicnsione del campo scuola.
Sono cose che si vedono anche abbastanza facilmente, ok, ma quanti hanno veramente notato che sono rosse?
La croce rossa su un furgoncino verde militare dell’esercito, sfondo bianco.
Dice che devo cercare la testa dello spillo, la fragola spiaccicata a terra.
Il deodorante per auto dell’auto parcheggiata accanto alla mia.
Tutto d’improvviso diventa rosso.
Una signora ha una maglietta rossa, dello stesso rosso delle scarpe, del passeggino e della salopette del figlio.
Intanto mi rendo conto di come una chioccia tra i due pulcini protegga sempre quello più piccolo.
Gli spigoli degli espositori delle scarpe, degli specchi.
Dei cartellini con su disegnato una pompa e un estintore, in caso di incendio. Così in alto da essere inutili.
I ganci cui sono appese le infradito.
La suola di un paio di scarpe tacco 12, argentate, oltremodo pacchiane a causa di un’ostentata, quanto fallita, ricerca di raffinatezza.
La luce rossa accesa accesa tra i passamano di due nastri scorrevoli, sostituti delle scale mobili.
Il bottone rosso dei jeans di una commessa, di quelli che stanno agli angoli delle tasche.
L’occhiello di un’etichetta di una maglietta.
Intanto nel negozio noto quadri (fotografie) in bianco e nero. Ritraggono parti del corpo di una donna che potrebbe benissimo essere me.
Ginocchia, cosce e glutei, seni stretti in una maglia dalla scollatura profonda. Belli da restare estasiati.
Accanto all’insegna di un ristorante c’è ancora un segnale con una cornetta di un telefono pubblico, rossa su sfondo grigio.
Tornando a casa noto una nuova fotocellula, con la classica lucetta rossa da fotocellula, mai vista prima.
Camminando verso il portone vedo a terra una cosa di un materiale non meglio identificato, amorfa, grigia. Forse era cotone o comunque qualcosa di simile alla stoffa. Su questo ammasso indefinito spiccava una pallina di carta lucida (come quella dei cioccolatini) rossa. Chissà cos’era.
Ora vorrei capire, ma anche no, il perché di questo compito.
Era veramente per non farmi annoiare? Era una scusa per pensarlo di più? O forse mi conosce già tanto da sapere quanto io ami stupirmi dei piccoli particolari che nessuno nota?
Ad ogni modo gli sono grata.
Ah! Avete mai notato quanto rosso c’è in un centro commerciale? Se ci fate attenzione fa quasi paura.

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