Oh Capitano, mio Capitano

“Oh Capitano, mio Capitano. Prendimi per mano, portami nel tuo mare e insegnami a navigare.”
Così cantava. Vestita quasi da uomo, una lunga treccia sulle spalle.
Giocava così. Lo prendeva in giro.
Il “marinaio”, come le piaceva chiamarlo, adorava guardarla giocare con i gatti in cortile.
Gatta anche lei. Odiava e amava il genere umano quanto odiava e amava se stessa.
Sembrava che nessuno mai avesse provato quella passione.
I gatti erano i suoi compagni ideali. Così, liberi, eleganti e misteriosi.
Ogni tanto prendeva Liù Miù, il persiano grigio, e usava la sua coda come se fosse un piumino per la cipria.
Si strofinava la coda sul viso, sul collo… e Liù Miù non faceva nulla. Stava lì immobile sulle sue gambe.
“Liù Miù, fossi un uomo, o fossi io una gatta, saresti perfetto per me!”
Un’ombra si avvicinava a lei furtivamente e sussurrava “Oh si, si. M.lle Cely sarebbe una gatta perfetta.”
“Non farlo mai più, marinaio! Ti ho detto mille volte di non farmi prendere così di paura. Non sono francese e non ti permetto di prenderti gioco di me.”
“Che caratterino, Cely. Mi piaci, piccola.”
“Non te ne approfittare. Se viaggiamo insieme è solo perché mi fa comodo un passaggio sulla tua bagnarola. E mi chiamo Cecilia!”
Le prese il viso con due dita e lo girò a destra e a sinistra, per vederla meglio e per farla innervosire.
“Si, Cely, piccola”, disse, “Sei così diversa da quando siamo arrivati. A Malta eri una signora francese, col neo disegnato sotto il labbro e con tanto di cagnetta al seguito. Mi sembra di ricordare che eri molto cortese e accondiscendente allora. Cos’è? Per strada hai cambiato gusti? Non ti piacciono più i marinai?”
“Non mi sono mai piaciuti. Lo sai. Se non mi fossi conciata in quel modo non ti saresti mai accorto di me e allora addio Sicilia!”
L’aveva già vista in realtà. Era in camera sua, con la porta socchiusa. Si stava togliendo gli abiti da uomo per fare un bagno. Era incredibile come riuscisse a nascondere bene le sue forme sotto quella camicia, per non parlare dei lunghi capelli raccolti in una coppola nera.
E ora era vestita allo stesso modo. Pantaloni alla zuava, camicia, bretelle e coppola.
Solo chi l’aveva vista nuda riusciva a indovinarne le curve sotto gli abiti.
“Sei proprio un bel tipo, tu! Io lo so che non sei poi così fastidioso, è che ti diverti a non darmi tregua un attimo.”
“Certo. Non c’è nient’altro da fare qui. Sbriga le tue faccende e quando sarai pronta ci vedremo in quel vicolo. Bussa alla seconda porta a destra e chiedi di me. Poi andremo via. Venezia aspetta, io no.”
Cecilia si mise sull’attenti: “Signorsì, Capitano.” Prese la sua borsa e si allontanò.
“Piccola cara. A volte è insopportabile. Ma ci piace così com’è, vero Liù Miù?”
“Mew!”

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