Io sono Lilitha

Faceva freschetto, era un tardo pomeriggio di gennaio. Per stare più caldi io, Setter e il mio fratellino stavamo dormendo accoccolati.

Tanti branchi di umani, ora ho imparato che si chiamano famiglie, passavano davanti al nostro box. Alcuni si fermavano, ci facevano una carezza e poi proseguivano.

All’improvviso arrivò un gruppo strano. Non era il solito branco di umani: facevano odori diversi e c’erano anche due cani. Alcuni di loro, quelli con i cani, li avevo già visti un paio di settimane prima, conoscevano le signore che si prendevano cura di noi. Erano amici. Non sapevo chi fossero gli altri quattro però erano carini. Sono stati molto a parlare tra loro mentre Leto e Minerva, i due cani, dicevano a me e ai miei compagni che presto ci saremmo dovuti separare perché zia Chiara, è così che loro chiamano la mia umana, aveva deciso di adottare uno di noi e quasi sicuramente avrebbe scelto me. La femmina più grande sembrava preoccupata ma le ho fatto subito simpatia.

Dopo un po’ le altre due femmine hanno iniziato a giocare con me, mi hanno fatto tante coccole. Quella che ora è la mia umana mi teneva in braccio come se fossi stata la cosa più preziosa che lei avesse mai visto e mi piaceva tanto. Poi mi hanno fatto salutare i miei amici, il mio fratellino e le signore che avevano badato a me fino a quel giorno e siamo andati verso le auto. Chiara ha salutato le due femmine e il maschio che erano con lei ed è salita in macchina con gli altri due umani, Leto e Minerva.

Leto sembrava più in alto in grado di Minerva e prese la parola:
“Devi sapere che ogni umano ha tanti nomi. La nostra femmina per esempio si chiama Mamma e Livia, il nostro umano si chiama Papà e Ignazio. Noi abbiamo i nostri nomi veri, quelli da gioco e poi altri soprannomi, per esempio Principe o Amoredimamma. Col tempo capirai. Per ora impara Lili. La tua umana ti chiamerà così all’inizio. Poi aggiungerà altri nomignoli, probabilmente ispirati dal tuo aspetto o dal tuo carattere”.

Lo guardai preoccupata perché avevo paura di non ricordare tutto quello che mi stava dicendo e non volevo deludere loro o la mia nuova umana. Le volevo già bene.
“Non guandarmi così, rilassati. Zia Chiara è un’umana particolare ma è buona e imparerà presto. Se avrai bisogno di qualche consiglio su come addestrarla non esitare a chiedere a noi. Minerva è arrivata a casa quando io ero già con Mamma e Papà da qualche mese e il loro addestramento era già a buon punto quindi posso raccontarti sia la mia esperienza sia la sua. Mamma dice che io e Minerva siamo fratelli e che tu sei la nostra cuginetta e quindi dobbiamo volerti bene quasi come ce ne vogliamo noi.

Noi ci fidiamo di Mamma, abbiamo capito cosa vuol dire fratelli e impareremo cosa significa cugini, come dice lei. In più il tuo odore ci piace quindi ti aiuteremo come potremo”.
E Minerva: “Sì piccola, tranquilla. Con il nostro aiuto Zia Chiara diventerà un’ottima umana e tu vivrai felice e al calduccio”.
“Grazie cugini. Sono contenta di questa umana. Anche i vostri sembrano simpatici. Ma è difficile averne due? Non è meglio uno per volta?”, dissi io.

“Non è un problema”, rispose Leto, “tanto ognuno di loro ha dei compiti: a turno preparano la pappa, uno ci porta fuori per le passeggiate, l’altra ci fa giocare a casa e il resto lo fanno insieme. È un bene avere due umani, così ce ne sarà sempre uno disposto a prendersi cura di te quando l’altro è stanco. Forse anche tu avrai due umani. Zio Aure, l’umano a cui vuole bene Zia Chiara, ha un po’ paura di noi ma tu sei piccola, pelosa e carina, non ti sarà difficile conquistarlo”.

La mia umana decise di restare a cena a casa di Leto e Minerva. Insieme alla Mamma dei miei cugini mi hanno lavata con la schiuma a secco, mi hanno tagliato le unghie e mi hanno fatto tante coccole. Anche il loro Papà mi ha presa in braccio e ha giocato con me. Avevano ragione. Più umani vuol dire più coccole e più giochi. Bello!

Dopo cena siamo andate in quella che allora era la nostra casa e la mia umana mi ha preparato una stupenda cuccia con un maglione morbidissimo che aveva il suo odore. Ci addormentammo insieme mentre lei mi parlava con tono di voce rassicurante ed io le leccavo la mano, sperando di incontrare questo nuovo umano il giorno dopo e cercando di escogitare un piano per ingraziarmelo immediatamente.

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